Archivio di novembre 2012

Tribunale Parma 58/2012: non si applica il COSAP al ponte autostradale

28 novembre 2012 Pubblicato nella categoria Approfondimenti 

Con la sentenza n. 58 del 24/1/2012 il Tribunale d…

MEF decreto 12/9/2012: ripetibilità delle spese di notifica degli atti impositivi

28 novembre 2012 Pubblicato nella categoria Approfondimenti 

Con decreto del 12/9/2012 (pubblicato in G.U. del …

CTP Treviso 84 del 25/9/2012: illegittima la richiesta di Equitalia di compensi eccessivi per l’attività di riscossione coattiva

28 novembre 2012 Pubblicato nella categoria Approfondimenti 

Con la sentenza n. 84 del 25/9/2012 la Commissione…

CTP Grosseto 231 del 12/10/2012: la vigenza della Tarsu è legittima

28 novembre 2012 Pubblicato nella categoria Approfondimenti 

Con la sentenza n. 231 del 12/10/2012 la Commissio…

Cassazione 17588 del 12/10/2012: ICI – notifica a mezzo posta – perfezionamento

28 novembre 2012 Pubblicato nella categoria Giurisprudenza, Notificazioni Tags:  

Cassazione 17588 del 12.10.2012

Con la sentenza n. 17588 del 12/10/2012 la Sezione Tributaria della Cassazione ha ribadito il consolidato orientamento affermatosi in ordine al perfezionamento della notifica effettuata a mezzo posta. Nella fattispecie il Comune eccepiva che la CTR non aveva tenuto in considerazione il principio, enunciato dalla Corte Costituzionale nelle sentenze nn. 477/2002 e 28/2004, della scissione tra i due diversi momenti di perfezionamento della notificazione degli atti processuali, per il notificante e per il destinatario, principio operante per qualsiasi forma di notifica (e dunque anche in quella effettuata ex art. 16 del d.lgs. 546/92), la cui applicazione rendeva tempestivo l’appello proposto dal Comune. La Cassazione ritiene fondata l’eccezione dell’ente impositore. Invero la consolidata giurisprudenza del Giudice delle Leggi, in considerazione delle diverse esigenze di difesa delle parti processuali, ha ripetutamente affermato che il momento di perfezionamento della notifica per il notificante (quindi in funzione della verifica della osservanza di termini perentori o di decadenza) deve essere distinto da quello in cui essa si perfeziona per il destinatario (cfr. Corte cost. n. 477/2002; Corte cost. n. 28/2004; Corte cost. ord. n. 97/2004, con riferimento all’art. 149 c.p.c. ed alla notificazione a mezzo posta), dovendo aversi riguardo, per la verifica della tempestività della notifica del ricorso, al momento in cui la parte notificante ha completato tutte le attività di impulso del procedimento notificatorio alla stessa richiesta e che si esauriscono con la consegna delle copie del ricorso all’organo competente ad eseguire la notifica (Ufficiale giudiziario), rimanendo estranee alla sfera di controllo del notificante, e dunque irrilevanti ai fini della verifica predetta, le ulteriori attività del procedimento notificatorio attribuite alla competenza esclusiva di detto organo al quale soltanto, pertanto, possono essere riferiti i tempi di espletamento e gli eventuali errori commessi. Detto principio opera per ogni forma di notifica: “qualunque sia la modalità di trasmissione, la notifica di un atto processuale, almeno quando esso debba compiersi entro un determinato termine, alla luce delle sentenze della Corte costituzionale n. 69 del 1994 e n. 477 del 2002 (che hanno affermato che il notificante debba rispondere soltanto del compimento delle formalità che non esulano dalla sua sfera di controllo) , secondo il “principio della scissione soggettiva del momento perfezionativo del procedimento notificatorio”, si intende perfezionata, dal lato dell’istante, al momento dell’affidamento dell’atto all’ufficiale giudiziario che funge da tramite necessario del notificante nel relativo procedimento vincolato” (Sez. 3, 6 febbraio 2007, n. 2565; Sez. L. 13 gennaio 2010, n. 359). Con riguardo specifico al processo tributario la Cassazione ribadisce che, ai sensi dell’art. 1 comma 2 del d.lgs. n. 546/92, le disposizioni processuali tributarie prevalgono, per il principio di specialità, sulle norme processuali civili essendo l’applicabilità di queste ultime subordinata alla compatibilità logicogiuridica tra i due sistemi processuali ed alla mancanza di una specifica regolamentazione della fattispecie da parte del d.lgs. n. 546/92. Nel caso in esame, trattandosi di un vizio inerente error in procedendo, a fronte della ricezione, per il Comune, della notifica della sentenza della CTP in data 13/12/2002, la consegna da parte dell’Ente appellante dell’atto di appello all’Ufficiale giudiziario è avvenuta in data 10/2/2003, con successivo perfezionamento della notifica, con consegna ai destinatari, in data 12/2/2003. Quindi, per effetto dell’accoglimento dell’unico motivo di ricorso, la sentenza impugnata deve essere cassata (perchè affetta da error in procedendo) e la causa va rinviata ad altra sezione della stessa CTR che ha emesso la decisione cassata, affinchè esamini nel merito l’appello del Comune e provveda anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità. Si segnala che il principio della scissione del momento perfezionativo è valido anche per la notifica degli avvisi di accertamento: in tal caso di dovrà considerare il giorno di spedizione per il comune, quello di ricevimento per il contribuente.

Cassazione 17749 del 16/10/2012: fermo amministrativo per multe – competenza del giudice di residenza del contravventore

28 novembre 2012 Pubblicato nella categoria Giurisprudenza, Riscossione coattiva Tags:  

Cassazione 17749 del 16.10.2012

Allorchè l’opposizione al preavviso di fermo sia finalizzata a far valere i vizi formali della cartella esattoriale, rispetto alla quale il fermo costituisce misura latu sensu cautelare, il ricorso si configura come opposizione all’esecuzione forzata – sia pure nella sua fase prodromica di opposizione a precetto ex art. 615 c.p.c. – costituendo lo strumento necessario ad impugnare gli atti ad essa prodromici; pertanto, sussiste la competenza territoriale del Giudice di pace del luogo di residenza dell’opponente, in ragione della natura dell’opposizione posta in essere e del combinato disposto degli artt. 615, 1 comma, c.p.c., 27 c.p.c. e 480, 3 comma c.p.c..

Consiglio di Stato 5409 del 23/10/2012: l’illuminazione votiva rientra tra i servizi pubblici di rilevanza economica

28 novembre 2012 Pubblicato nella categoria Affidamento Servizi, Giurisprudenza Tags:  

Consiglio di Stato 5409 del 23.10.2012

Con la sentenza n. 5409 del 23/10/2012 la V^ Sezione del Consiglio di Stato ha affermato che il servizio di illuminazione votiva rientra tra i servizi pubblici di rilevanza economica. Sul punto i Giudici di Palazzo Spada hanno evidenziato che, in via di principio, la distinzione tra attività economiche e non economiche ha carattere dinamico ed evolutivo, cosicché non è possibile fissare a priori un elenco definitivo dei servizi di interesse generale di natura economica; per qualificare un servizio pubblico come avente rilevanza economica o meno è ragionevole pensare che si debba prendere in considerazione non solo la tipologia o caratteristica merceologica del servizio (vi sono attività meramente erogative come l’assistenza agli indigenti), ma anche la soluzione organizzativa che l’ente locale, quando può scegliere, sente più appropriata per rispondere alle esigenze dei cittadini (ad esempio servizi della cultura e del tempo libero da erogare, a seconda della scelta dell’ente pubblico, con o senza copertura dei costi). In particolare, sono da ritenere privi di rilevanza economica i servizi resi agli utenti in chiave meramente erogativa e che, inoltre, non richiedono una organizzazione di impresa in senso obiettivo (invero, la dicotomia tra servizi a rilevanza economica e quelli privi di rilevanza economica può anche essere desunta dalle norme privatistiche, coincidendo sostanzialmente con i criteri che contraddistinguono l’attività di impresa nella previsione dell’art. 2082 Cod. civ. e, per quanto di ragione, dell’art. 2195 o, per differenza, con ciò che non vi può essere ricompreso). Per gli altri servizi, astrattamente di rilevanza economica, andrà valutato in concreto se le modalità di erogazione, ne consentano l’assimilazione a servizi pubblici privi di rilevanza economica. Il servizio di illuminazione votiva è invece da annoverare tra quelli di rilevanza economica, atteso che la qualificazione di un servizio pubblico a rilevanza economica è correlata alla astratta potenzialità di produrre un utile di gestione e, quindi, di riflettersi sull’assetto concorrenziale del mercato di settore, sicché non rileva l’irrisorietà dell’utile che in concreto un servizio per come svolto produca. E’ pertanto illegittima una delibera con la quale un Comune (nella specie si trattava del Comune di Siena), in violazione dell’art. 23 bis del d.l. n. 112/2008 e successive modificazioni, ha deliberato la riassunzione in forma diretta del servizio di gestione degli impianti di illuminazione votiva dei cimiteri comunali.

Risposta interrogazione 24/10/2012: chiarimenti sulla riscossione del tributo RES

28 novembre 2012 Pubblicato nella categoria Approfondimenti 

Si riporta il testo della risposta all’interroga…

TAR Lecce 1811 del 25/10/2012: incompatibilità giudici tributari

28 novembre 2012 Pubblicato nella categoria Giurisprudenza 

TAR Lecce 1811 del 25.10.2012
Con la sentenza n. …

Consiglio di Stato 5556 del 31/10/2012: rimozione impianti pubblicitari – giurisdizione dell’A.G.O.

25 novembre 2012 Pubblicato nella categoria Affidamento Servizi, Giurisprudenza, ICP Tags:  

Consiglio di Stato 5556 del 31.10.2012

Con la sentenza n. 5556 del 31/10/2012 la V^ Sezione del Consiglio di Stato ha affermato la giurisdizione del Giudice Ordinario in ordine al ricorso avverso la rimozione degli impianti pubblicitari, quale sanzione accessoria rispetto a quella amministrativa-pecuniaria comminata ai sensi dell’art. 23 del codice della strada, confermando la pronuncia del TAR. La società pubblicitaria proponeva così appello evidenziando che, in base all’art. 23, comma 4, del d.lgs. n. 285/1992 (codice della strada), la collocazione dei cartelli e mezzi pubblicitari sulla strada è soggetta ad autorizzazione da parte dell’Ente proprietario e che l’art. 3 del d. lgs. n. 507/1993 sancisce l’obbligo per i Comuni di adottare un regolamento per l’applicazione dell’imposta sulla pubblicità e l’effettuazione del servizio di pubbliche affissioni. Secondo l’appellante, per radicare la giurisdizione del G.O. non sarebbe sufficiente la circostanza che detti decreti fanno riferimento agli artt. 22 e segg. della l. n. 689/1981, in quanto coesistono poteri dei Comuni in materia urbanistica ed edilizia, occorrendo per l’installazione non solo una autorizzazione ex art. 23 del d. lgs. n. 285/1992, ma anche un provvedimento di concessione dell’uso del suolo su cui insiste l’impianto. Poiché, inoltre, l’attività pubblicitaria si riflette inevitabilmente sulle scelte di governo del territorio da parte del Comune non potrebbe disconoscersi la giurisdizione del G.A. in materia di legittimità di provvedimenti di sanzioni amministrative di tipo ripristinatorio, come la rimozione forzata dell’impianto ex art. 23, comma 4, del d.lgs. n. 285/1992, che non costituirebbe quindi una sanzione accessoria, ma un mezzo accordato all’Ente pubblico proprietario della strada per assicurare il rispetto delle disposizioni di cui a detto art. 23. La tesi della società pubblicità viene tuttavia respinta dal Consiglio di Stato il quale dichiara il difetto di giurisdizione del G.A. con riguardo all’impugnazione dei provvedimenti di rimozione di impianti pubblicitari posizionati abusivamente ai sensi dell’art. 23 del d. lgs. n. 285 del 1992, in quanto tale ordine deriva direttamente, quale misura consequenziale, dall’accertamento della violazione e dall’irrogazione della prescritta sanzione pecuniaria, con riferimento al codice della strada, sicché il provvedimento del Comune che dispone la rimozione dell’impianto pubblicitario abusivo ai sensi di detto articolo 23 costituisce un accessorio della sanzione amministrativa pecuniaria (e non un mezzo accordato all’Ente pubblico proprietario della strada per assicurare il rispetto delle disposizioni di cui a detto art. 23), con la conseguenza che l’atto deve essere conosciuto dal G.O., competente ai sensi del combinato disposto degli articoli 22 e 23 della legge n. 689 del 1981. La mera circostanza che coesistono riguardo alla installazione delle insegne pubblicitarie di cui trattasi anche poteri dei Comuni in materia urbanistica ed edilizia, occorrendo per l’installazione non solo una autorizzazione ex art. 23 del d. lgs. n. 285/1992, ma anche un provvedimento di concessione dell’uso del suolo su cui insiste l’impianto, deve ritenersi, considerato che nella fattispecie non viene posto in discussione alcuno di detti poteri, inidonea ad attrarre nella giurisdizione del G.A.. il provvedimento del Comune che dispone la rimozione dell’impianto pubblicitario abusivo ex articolo 23 del codice della strada, soggetto alla giurisdizione del G.O. in quanto costituente un accessorio amministrativa pecuniaria.